Quando parlavamo con i morti: tra noir e postmoderno

7 Gen

Qualcuno dice che la letteratura è morta. Che tutto è già stato scritto. Che i libri sono tutti uguali. Quando parlavamo con i morti è la dimostrazione che così non è.

Ho incontrato il libro mentre ero seduta al bar, chiacchierando con un’amica.

– Ma tu che sei un po’ ispanofila, che l’hai letto il libro di Mariana Enriquez, Quando parlavamo con i morti?

No, non l’avevo letto. Ma ho tentato di rimediare il prima possibile all’errore. Molto grata all’amica del bar che me l’ha suggerito.

Parlavamo con i morti è una storia tutta sudamericana. Argentina, per essere precisi. E in realtà sono tre storie, giusto per essere ancora più precisi.

Se dovessi cercare un colore con cui dipingerle, utilizzerei senza dubbio delle pennellate fosche. Tendenti al nero e al noir. Non amo il noir. Eppure questo libro sì, l’ho amato. Perché unisce il fascino del misterioso a una critica sociale forte, fortissima. Quando parlavamo con i morti: tre racconti che narrano la violenza di genere, ma anche quella politica. In tutt’e tre si sente la puzza della dittatura passata, dei desaparecidos, di una società diseguale, opprimente. Ed è nel cuore di una Buenos Aires marcata dalle ingiustizie che prendono corpo le nostre tre avventure. Di cui non voglio dire niente, solo qualche riga sulle trame, per non svelare dei finali che inseriscono questo volume direttamente all’interno della dimensione postmoderna.

Il primo racconto: un gruppo di amiche si diverte al gioco del tavolino. Avete presente quello per richiamare i morti? Ecco, quello. Si divertono a richiamare qualche desaparecido, a tentare di capire dove si sono cacciati, se sono morti o vagano ancora per questo mondo. Sono ragazzine, adolescenti, vivono in quella Argentina. Tutte conoscono qualche desaparecido da richiamare. Tutte. È impossibile non conoscerne. Eppure, ad una di loro proprio non viene in mente nessuno, no, proprio no, ecco, lei non ne conosce.

Il secondo racconto (forse quello che mi piace di più): nella metropolitana di Buenos Aires si aggira una ragazza un tempo molto bella ma oggi completamente sfregiata dall’acido. È stata l’uomo che diceva di amarla a ridurla così. Sta là, in metro, e racconta la sua storia. Di tanto in tanto si avvicina a qualcuno e dà un bacio suscitando il ribrezzo del destinatario. Qualcuno scappa, qualcuno la insulta. È ripugnante, non dovrebbe permettersi di avvicinarsi alla gente. Eppure è là, lo fa, e, a furia di osservarla, le molte donne sedute tutti i giorni sulla metro di Buenos Aires decidono di fare qualcosa per darle la loro solidarietà. Preparatevi perché fa venire la pelle d’oca!

Il terzo racconto: un giornalista e la responsabile dell’archivio dei bambini (bambine, soprattutto) scomparsi si trovano sulle tracce di alcuni casi interessanti. Seguono le piste più disparate: a volte si tratta di bambini destinati alla prostituzione, altri ai filmati hard, altri ancora allo sfruttamento più vario. Ma improvvisamente qualcuno di questi bambini scomparsi ritorna.

Avreste voluto vi dicessi di più? No, dai, vi già detto anche troppo. Cos’altro posso aggiungere per convincervi ad acquistare questo libro fenomenale, edito dalla Caravan? Quando parlavamo con i morti, appuntatelo nella vostra “lista delle cose che vorrei”!

[Carola]

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